"L'estate sta finendo" cantavano con malcelato entusiasmo i Righeira. E ogni volta che la stagione estiva volge al termine è consuetudine (tutta italiana) ripercorrerne le avventure e le esperienze, come se si parlasse di un evento unico e irripetibile, per quanto annuale, legato a doppio filo alla sospensione della routine quotidiana, al lasciarsi alle spalle undici mesi di stucchevole monotonia. Bene, se le cose stanno così, mi unisco al rituale e, spazzando via il classico paradigma dell'estate versione romagnola (ben noto a tutti), apro le danze parlando dell'annosa questione meridionale. Una scelta dettata dalla settimana trascorsa laggiù, tra Puglia e Basilicata...
"Il corpo obeso del bambino americano e lo scheletro di quello africano sono il prodotto dello stesso sistema alimentare". E' un duro atto d'accusa al mondo industrializzato, ma anche un profondo invito a riflettere sul rispetto della natura e dei suoi tempi quello che Ermanno Olmi rivolge al pianeta con un film-documentario che ha fatto e continuerà a far discutere.
Terra Madre è prima di tutto una fondazione concepita da Slow Food e dal suo presidente internazionale Carlo Petrini che si occupa di cibo e alimentazione sostenibile. E' radicata in quasi 150 paesi di tutti i continenti e supporta progetti di integrazione ed educazione alimentare, con il fine di migliorare le tecniche di produzione riequilibrando la bilancia tra paesi sviluppati e non. Tutela della biodiversità, opposizione agli organismi geneticamente modificati, rivalutazione dei processi naturali di produzione e sviluppo di una maggiore equità sociale sono solo alcuni degli obiettivi che Terra Madre si è posta alla luce delle riunioni che si svolgono a Torino dal 2004, ogni due anni. Riunioni che raccolgono la comunità del cibo, i cuochi, le università, i più importanti centri di ricerca, i consumatori, i piccoli produttori da ogni parte del mondo.
L'ordine perentorio della fondazione sembra essere "limitare i bisogni per mangiare tutti e meglio". In realtà sembra inderogabile un altro tipo di scelta che riguarda da vicino la nostra quotidianità. La società occidentale, infatti, ha fatto suo da tempo un lifestyle estremamente dispendioso e dannoso per l'ambiente, non equo verso i paesi in via di sviluppo e non sussidiario nei confronti delle piccole comunità e dei piccoli agricoltori. Il valore primario è la produzione in serie, con tutte le conseguenze per i terreni che vengono sottoposti ad una coltivazione intensiva. I moralismi del genere "dobbiamo smetterla subito e cambiare il nostro stile di vita immediatamente" lasciano il tempo che trovano di fronte ad una società indifferente e comunque gratificata da un certo modello di benessere virtuoso ed efficiente. Quello che serve non sono minacce seriali o dikdat, ma piuttosto un lento e progressivo processo di educazione alla sostenibilità alimentare. Terra Madre, grazie alla capillare presenza di Slow Food in tutto il mondo, sta perseguendo questo obiettivo, al di là degli eccessi messi in mostra nel documentario di Olmi. Qui non si sta parlando di vivere isolati cancellando l'interdipendenza tra individui e territori o di interrompere lo scambio di beni e servizi, ma si fa riferimento ad un necessario compromesso per le nuove generazioni. Un compromesso di salvaguardia alimentare tra commercio, produzione sostenibile e capitale umano.
Anche l'Expo di Milano 2015 sarà incentrato sul tema dell'alimentazione e avrà l'arduo ma importante compito di trovare una via d'uscita.
Russel Crowe è Cal McAffrey, un giornalista vecchio stampo, un watchdog della carta stampata. Lavora in una nota testata di Washington, circondato da montagne di carta e faldoni di ogni genere. E' sempre pronto a partire, con una vecchia auto anni '70, per trovare la notizia giusta nel momento giusto. Scrive piano, lentamente, calibrando le parole. A Cal si contrappone Della Frye, giovane blogger appena entrata in redazione. Della è una ragazza decisa e non esita a postare contenuti appena emergono novità su questioni di particolare rilevanza, ma non è mai in campo, vive le notizie di rimbalzo e indaga su dati che altri le hanno messo a disposizione. Due mondi e due visioni del giornalismo che si incrociano quando due presunti omicidi scuotono il mondo del potere e coinvolgono direttamente il giovane Stephen Collins (Ben Affleck), stella rampante della politica americana e grande amico d'infanzia di Cal. Fino a che punto può spingersi il giornalismo, sospeso tra ossessiva ricerca della verità-scoop e interessi personali?
"State Of Play" è un thriller giornalistico davvero ambizioso, pieno, intrigante, ma anche malinconico e riflessivo. Kevin Macdonald, sottovalutato regista de "L'ultimo Re di Scozia", rende omaggio al mondo della carta stampata senza sottovalutare la forza e il dinamismo delle nuove leve del giornalismo on-line. Un omaggio che si articola, con la complessa sceneggiatura, intorno alle numerose e indirette citazioni dei grandi casi di giornalismo investigativo che hanno fatto la storia della democrazia americana: il Palazzo del Watergate che più volte emerge e suona come un diretto richiamo a "Tutti gli uomini del presidente", il contesto di Washington tra stanze del potere e corruzione, i rapporti torbidi tra giornalisti e istituzioni, il ruolo dei militari nel contesto delle guerre in Afghanistan e Iraq...
Grazie a questa cornice narrativa il film elimina il rischio anonimato: oltre ad un canovaccio tipicamente hollywoodiano (omicidio-indagine-soluzione del giallo) c'è la storia, umana e professionale, di un uomo e una donna, entrambi giornalisti ma separati dal tempo, da una diversa immagine della società, dallo scottante divario tra compromesso-conflitto di interesse e pura "verginità" professionale. Ad unirli in un'indagine è ancora una volta la storia americana, che ha le sembianze di una "narrazione comune" che parte dal Watergate (palazzo del Watergate), passa per la prima guerra del Golfo (foto del giornale) e arriva ai conflitti ancora aperti (bombardamento televisivo sugli affari sporchi nella ricostruzione dell'Afghanistan).
Il finale è un ultimo, grande tributo alla carta stampata tra giornalisti, rotative e lettori. Perchè tra qualche anno, forse, non sarà più necessario "sporcarsi le mani". Per nessuno.
Da non perdere.
Il 18 aprile 2007 ero in Cina. Sono passati due anni da quella splendida esperienza segnata da viaggi in treno di 40 ore, battaglie fisiche per entrare in metro, importanti discussioni con i giovani cinesi e tanta voglia di scoprire un territorio allora ignoto. Le sorprese furono tante perchè partii con tutti i pregiudizi del caso, dopo sette mesi passati nella ultra democratica Australia, e dopo un mese esatto ne uscii con gli occhi sbarrati e mille convinzioni da rivedere.
Regia: Pupi Avati
2)Immigrazione
La sentenza della Consulta è chiara: la legge 40 sulla fecondazione assistita presenta profili di incostituzionalità in alcune sue parti. E queste parti sono davvero importanti perchè rappresentano il cuore del provvedimento. La Corte è infatti intervenuta, dopo numerosi ricorsi respinti, sull'architrave dell'articolo 14 che nella versione originale recitava così: